Michelangiolismo irreversibile
Conversazione a due attraverso i secoli. Omaggio a De Carolis
Una lettura critica del progetto Michelangiolismo Irreversibile, nel dialogo tra disegno anatomico, Michelangelo, Adolfo De Carolis e intreccio di fili rossi.
Nel tessere un dialogo a distanza, ma più in prossimità di quanto si creda, con Adolfo De Carolis, Marco Monaldi torna ai suoi elementi naturali: il disegno, il chiaroscuro, il corpo umano. Uno spazio di mediazione tra il presente e il passato dove coltivare la relazione con l’antico, parlare a tu per tu con gli antichi maestri e provare a dare una declinazione innovativa della tradizione.
Con questa esposizione, che presenta una serie di lavori ispirati agli studi di nudo di De Carolis, Monaldi rintraccia, attraverso l'artista montefiorano, il rapporto con Michelangelo e la sua opera, a dimostrazione che ancora a mezzo millennio di distanza, il lessico del maestro toscano non conosce crepuscoli, ma rimane ancora oggi un campo di competizione per chi vuol provare a raccontare il mondo con gli strumenti sempre validi della figurazione tradizionale. Di Michelangelo, Monaldi imita, non senza commozione e con ossequio, la maniera maestosa e, allo stesso tempo, la minuziosa dell'indagine anatomica; segue la curvatura dei muscoli, sembra contare il numero e l'elasticità dei tendini, scrutare al di sotto della pelle per carpire i segreti del movimento plastico, quando non del flusso della vita intera. Attraverso De Carolis, che di Michelangelo conserva la magniloquenza e l'aspirazione all'eterno, Monaldi immagina uomini dalle statuarie possenti, ma quelli che infine prendono vita dal suo disegno devoto e preciso hanno proporzioni essenzialmente umane, scendono di un tono nella scala del monumentale e mostrano la loro natura corruttibile ed eminentemente fragile. Lontano dai titani a cui pure aspira, Monaldi delinea una umanità certamente idealizzata ma che, nell'essere consapevole del limite, conserva un eroismo anacronistico e struggente. Un uomo troppo umano per ascendere al divino e talmente imperfetto per costituirsi misura universale.
Circoscrivono questi disegni di uomini e di donne realizzati a lapis, un intreccio di fili colorati che, in una contaminazione pop, incorniciano ed esaltano lo spessore della forma, la ricchezza variabile di un chiaroscuro che tornisce e completa e si ravviva del colore circostante, presente nella minimale ma decisa e allegorica gradazione del rosso. Una tessitura che mette in evidenza il disegno ma allude, contemporaneamente, al destino con cui ogni uomo e ogni donna si misurano, al groviglio di una trama in cui sovente si perdono e che quotidianamente si trovano a dipanare, spesso con alterne fortune.
Disegno e trama creano un circuito visivo ricco di suggestioni e di potenzialità visive, in cui l’umanità fragile di Monaldi prova a scalare la vita, prendendo forma e anima da un tratto di matita ispirato e definitivo.
Con il suo disegno mantrico, che libera l'energia individuale e ripulisce il desiderio di eternità dalle scorie di un orizzonte finito, Monaldi ci ricorda che il desiderio di bellezza è sempre un'opzione plausibile, una aspirazione lecita e irreversibile anche quando il mondo, nostro malgrado, sembra trasportarci altrove.
Contributi critici di Loredana Finicelli, tratti dal portfolio dell’artista e presentati con attribuzione all’autrice.
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